Il processo decisionale: una competenza complessa al centro del ruolo manageriale

16 marzo 2026

Nei ruoli dirigenziali, il processo decisionale costituisce una parte essenziale del lavoro quotidiano. Tuttavia, tali decisioni vengono prese raramente in condizioni ideali. Informazioni incomplete, vincoli di tempo, dinamiche organizzative o pressioni esterne rendono il processo decisionale manageriale un’attività impegnativa, in cui la qualità del giudizio dipende tanto dal contesto quanto dalle capacità individuali.

Il premio Nobel per l’economia Herbert Simon ha dimostrato che gli individui raramente prendono le loro decisioni in condizioni di razionalità perfetta. Nelle organizzazioni complesse, agiscono secondo quella che egli definiva “razionalità limitata”: le informazioni disponibili sono parziali, il tempo è limitato e le conseguenze sono spesso difficili da prevedere. In tali condizioni, la decisione non consiste nell’identificare la soluzione ottimale, ma nel determinare un’opzione sufficientemente solida da consentire l’azione.

Per i dirigenti di alto livello, questa situazione rappresenta più una regola che un’eccezione. Le decisioni raramente riguardano questioni puramente tecniche. Di solito implicano molteplici fattori — economici, umani o organizzativi — che devono essere valutati contemporaneamente.

La dimensione relazionale della decisione

Man mano che le responsabilità gerarchiche aumentano, anche il processo decisionale si inserisce in un contesto relazionale particolare. Le ricerche in psicologia sociale dimostrano che l’accesso a posizioni di potere o di influenza tende a creare una forma di distanza relazionale. Le informazioni continuano ovviamente a circolare, ma gli scambi diventano spesso più cauti, a volte più filtrati. Ognuno soppesa maggiormente ciò che dice, ciò che mostra o ciò che preferisce tacere. In altre parole, man mano che si sale nella gerarchia o si acquisisce maggiore influenza, le interazioni possono diventare più strategiche.

In questo contesto, chi prende le decisioni deve esercitare il proprio giudizio in un ambiente in cui la qualità delle informazioni dipende anche dalle dinamiche umane. Comprendere una situazione non significa più solo analizzare i dati, ma anche interpretare segnali organizzativi e relazionali spesso più sottili.

Le scorciatoie cognitive nel processo decisionale

Anche la psicologia cognitiva offre un ulteriore spunto di riflessione. I lavori di Kahneman e Tversky hanno dimostrato che, di fronte all’incertezza, gli individui ricorrono spesso a euristiche mentali — scorciatoie cognitive che consentono di semplificare situazioni complesse. Questi meccanismi facilitano l’azione, ma possono anche introdurre alcuni pregiudizi di giudizio, come l’ancoraggio a un’informazione iniziale o la tendenza a privilegiare gli scenari che confermano un’intuizione preesistente.

Riconoscere l’esistenza di questi meccanismi non significa eliminarli — fanno parte del normale funzionamento della mente — ma creare le condizioni che consentano di prenderne coscienza quando la situazione lo richiede.

Decidere sotto pressione

In queste circostanze, il processo decisionale manageriale presenta delle analogie con la prestazione sotto pressione studiata nella psicologia dello sport. Negli atleti di alto livello, la prestazione non si basa esclusivamente sulla padronanza tecnica, ma dipende anche dalla capacità di gestire l’incertezza del momento, di regolare le proprie emozioni e di mantenere la lucidità nonostante la pressione.

Lo sport agonistico ci ricorda anche un’altra realtà: l’errore è parte integrante della prestazione. Gli atleti alternano fasi di azione a momenti di recupero, in cui analizzano i propri movimenti, osservano il proprio funzionamento e adeguano la propria strategia.

Le funzioni dirigenziali comportano requisiti simili. Richiedono di agire in contesti complessi, ma anche di saper prendere occasionalmente le distanze per esaminare i propri ragionamenti, le proprie reazioni e le dinamiche in atto in una determinata situazione.

La valutazione emotiva delle situazioni

Anche le emozioni svolgono un ruolo importante in questo processo. Di fronte a una situazione complessa, le reazioni emotive non derivano solo dall’evento in sé, ma dal modo in cui esso viene valutato: la sua importanza per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti, le possibili conseguenze del suo successo o del suo fallimento, la percezione delle proprie capacità di affrontarlo, o ancora il margine di manovra percepito per agire.

Prendere un po’ di distanza permette quindi di riesaminare tale valutazione e di affrontare la decisione con maggiore lucidità.

Una decisione non è mai il risultato di un ragionamento isolato

In un contesto economico, tecnologico e normativo in rapida evoluzione, la capacità di strutturare il ragionamento prima di agire diventa una competenza fondamentale per il management. Essa si basa ovviamente sulla competenza e sull’esperienza, ma anche su competenze più sottili, come la gestione delle emozioni e la capacità di tollerare l’incertezza quando non è possibile controllare tutte le variabili.

In contesti complessi, una decisione non è mai il risultato di un ragionamento isolato. Si inserisce in un contesto organizzativo caratterizzato da risorse disponibili, vincoli operativi, dinamiche relazionali e, talvolta, strategie divergenti dei vari attori. La qualità del giudizio dipende quindi tanto dalla capacità di analizzare la situazione quanto dal modo in cui tale contesto viene interpretato prima di agire.

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Mathias Baitan

Direttore generale

ISFB

In un contesto economico, tecnologico e normativo in rapida evoluzione, la capacità di strutturare il ragionamento prima di agire diventa una competenza fondamentale per il management. Essa si basa ovviamente sulla competenza e sull’esperienza, ma anche su competenze più sottili, come la gestione delle emozioni e la capacità di tollerare l’incertezza quando non è possibile controllare tutte le variabili.

4 maggio 2026, ore 18:18:59 +02:00