Nell’era dell’intelligenza artificiale, il settore finanziario ha più che mai bisogno di specialisti ben preparati

2 aprile 2026

L'intelligenza artificiale sta già trasformando i mestieri della finanza. Ma non rende né la tecnica meno importante, né l'essere umano secondario. Al contrario: più l'accesso alle informazioni si democratizza, più il valore si sposta verso coloro che sanno coniugare la padronanza dei fondamenti, il discernimento, le capacità relazionali e la capacità di apprendere in modo duraturo.

 L'intelligenza artificiale non eliminerà le professioni del settore finanziario. Piuttosto, ne sposterà il baricentro. Accelera, assiste, confronta, sintetizza, struttura, ma soprattutto è incredibilmente produttiva. Tuttavia, non sostituisce né il giudizio, né la responsabilità, né la qualità di un rapporto di lavoro o di consulenza.

Nel nostro settore, la tecnologia è sempre stata fondamentale. E lo rimarrà. Ed è proprio questo uno dei grandi paradossi del momento: più gli strumenti diventano potenti, più le competenze di base assumono un ruolo decisivo. Infatti, anche clienti, partner, collaboratori e dirigenti hanno accesso a sistemi potenziati dall’intelligenza artificiale, a contenuti presentati in modo più efficace, a confronti più rapidi e a risposte più immediate. La questione non sarà quindi più chi avrà accesso alle informazioni, ma chi sarà ancora in grado di comprenderle veramente, contestualizzarle e valutarne la rilevanza.

L'illusione della conoscenza immediata

È qui che entra in gioco l’alfabetizzazione finanziaria. L’IA può dare l’illusione di una maggiore competenza semplicemente perché fornisce risposte convincenti in pochi secondi. Questo può suscitare curiosità, naturalmente. Ma comporta anche un rischio sottile ma ben reale: confondere l’accesso rapido alle informazioni con la comprensione concreta. Eppure, nella finanza come in qualsiasi altra disciplina, questa confusione può costare cara.

Si è tentati di credere che ormai sia possibile apprendere l’essenziale in pochi minuti, grazie a brevi video, sintesi rapide o suggerimenti ben formulati. Sarebbe un errore. L’intelligenza artificiale non è intelligente nel senso umano del termine. Non pensa, non giudica, non ha né autocoscienza né responsabilità propria. Si basa su architetture algoritmiche estremamente potenti, in grado di assistere, accelerare o sostituire un numero crescente di compiti procedurali oggi svolti dagli individui. La vera differenza risiederà quindi non tanto nel fascino che suscita, quanto nella capacità di utilizzarla per ciò che è realmente: uno strumento. A ciò si aggiunge il fatto che non tutti gli attori disporranno né delle stesse risorse, né degli stessi mezzi, né della stessa maturità per implementarla. Senza dimenticare, infine, che la sua diffusione solleverà anche la questione dei costi, talvolta considerevoli.

Il grande ritorno dei fondamentali

Ma soprattutto: questi strumenti non sostituiranno mai né lo studio serio, né lo sforzo intellettuale, né la progressiva acquisizione dei concetti. Ecco perché gli studi rimangono senza dubbio più che mai fondamentali. Che si tratti di una formazione professionale, di studi superiori o universitari, essi apportano ciò che i brevi percorsi formativi frammentati non possono garantire da soli: una struttura di pensiero, un approccio rigoroso alla conoscenza, punti di riferimento duraturi, profondità e quella capacità essenziale di non confondere l’informazione disponibile con la vera comprensione.

L’IA, del resto, non influisce su tutti allo stesso modo. Chi ha già un rapporto solido con la conoscenza, la verifica e lo spirito critico vedrà decuplicarsi la propria capacità di agire. Al contrario, le persone il cui rapporto con la conoscenza è meno strutturato rischiano di trovarsi in una posizione di maggiore vulnerabilità in un contesto in cui la velocità può mascherare la superficialità. L’IA non elimina i divari di competenza, ma può al contrario renderli più evidenti.

Ciò che la macchina non potrà mai sostituire

Di conseguenza, la differenza non risiederà nella competizione con la macchina. Risiederà invece in ciò che da sempre contraddistingue i migliori professionisti: la loro capacità di coniugare una solida padronanza tecnica e normativa, un know-how contestuale e un’abilità relazionale. È in questo senso che le competenze umane diventeranno ancora più preziose nei mestieri della finanza. Ovviamente non si tratta di trasformare i professionisti della finanza in psicologi. Ma in un contesto sempre più supportato dall’IA, la distinzione degli esperti finanziari si baserà ancora di più su una combinazione esigente di competenze relazionali e analitiche, poiché l’IA rafforzerà ed esalterà competenze chiave già presenti anziché sostituirle: saper ascoltare, riformulare, creare fiducia, pur essendo in grado di vagliare le informazioni, esercitare il proprio discernimento e orientare la decisione in condizioni di incertezza.

In fondo, nulla di radicalmente nuovo. Come in psicologia, l’efficacia non dipende mai da un unico fattore. Dipende da una combinazione tra la qualità del metodo, le competenze del professionista, il coinvolgimento e le risorse messe in campo dai protagonisti e, di fatto, dalla qualità della relazione che si costruisce nel tempo.

La risposta giusta all’IA non è quindi né la negazione, né un ingenuo fascino. È l’adattamento. Un adattamento impegnativo, che presuppone di non rinunciare ai valori consolidati: mantenere un alto livello di formazione iniziale, rafforzare la formazione continua e migliorare l’alfabetizzazione finanziaria. Il futuro non appartiene a chi delegherà la propria comprensione alla macchina, ma a chi saprà utilizzarla senza rinunciare a pensare, imparare ed esercitare appieno la propria responsabilità.

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Mathias Baitan

Direttore generale dell'ISFB

«È qui che entra in gioco l’alfabetizzazione finanziaria. L’intelligenza artificiale può dare l’illusione di una maggiore competenza semplicemente perché fornisce risposte convincenti in pochi secondi.»

2026-04-02T08:45:12+02:00